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Riccardo Magi è in sciopero della fame per una modifica semplice: poter firmare online per presentare le liste. Dall’1 al 7 ottobre digiuniamo con lui, un giorno a testa.

Sette giorni.
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Il digiuno è lo strumento più personale della nonviolenza: chi lo pratica ci mette il corpo.
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Uno o più giorni dall’1 al 7 ottobre, anche oggi.
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Niente cibo, solo liquidi, insieme a Riccardo.
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Prima la salute. In gravidanza o allattamento, con diabete, disturbi alimentari o altre patologie chiedi prima al medico. Puoi comunque lasciare il tuo sostegno.
Per i referendum si firma online. Per le liste no.
La riforma moltiplica le firme necessarie a chi vuole presentarsi alle elezioni e continua a vietare la firma digitale, anche se la piattaforma pubblica esiste già e funziona.
- 1
Da 1.500–2.000 a 6.000–7.000 firme per ogni collegio, per chi non gode delle esenzioni.
- 2
La piattaforma pubblica per referendum e leggi di iniziativa popolare verifica già identità e iscrizione nelle liste elettorali.
- 3
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 3 del 2025, ha riconosciuto le garanzie della firma elettronica qualificata.
Chiediamo una modifica semplice: consentire la raccolta digitale delle firme per presentare le liste elettorali.

«Ho scelto una forma di lotta radicale e nonviolenta.»
Ti scrivo perché ho iniziato uno sciopero della fame contro la riforma della legge elettorale in discussione alla Camera e, in particolare, per chiedere una modifica molto semplice: consentire la raccolta digitale delle firme per la presentazione delle liste elettorali.
Leggi tutta la lettera
Nel suo complesso considero questa riforma gravissima, e l’ho più volte definita un colpo di Stato elettorale. Altera il rapporto tra voti e seggi per fabbricare una maggioranza parlamentare artificiale, introduce una logica plebiscitaria estranea alla nostra forma di governo e consente ai partiti già insediati in Parlamento di costruire privilegi per sé e barriere per chi è fuori. È una legge scritta dal potere sulle condizioni della propria possibile riconferma, mentre la democrazia italiana avrebbe bisogno esattamente del contrario: più rappresentanza, più spazi del dissenso, più concorrenza, più possibilità di ingresso e di cambiamento.
Sull’accesso alla competizione democratica, il testo arrivato dal Senato porta da 1.500-2.000 a 6.000-7.000 le firme richieste per ciascun collegio a chi non beneficia delle esenzioni previste dalla legge. Per una forza politica nuova, che volesse presentarsi in tutto il Paese, sarebbero richieste almeno 450 mila sottoscrizioni. Contemporaneamente resta precluso l’utilizzo degli strumenti digitali, mentre una piattaforma pubblica esiste già, e anche grazie al nostro impegno in Parlamento funziona per referendum e leggi di iniziativa popolare, e consente di verificare identità e iscrizione nelle liste elettorali. Anche la Corte costituzionale, con la sentenza n. 3 del 2025, ha riconosciuto le garanzie offerte dalla firma elettronica qualificata.
La questione riguarda le regole di accesso alla democrazia, e quindi tutti. Una democrazia vive se lascia aperta la possibilità che nuove forze, nuove idee, nuove minoranze possano organizzarsi, presentarsi agli elettori, diventare rappresentanza.
Per questo ho scelto una forma di lotta radicale e nonviolenta.
Ti chiedo di valutare se puoi sostenerla anche pubblicamente, almeno per rendere possibile la firma digitale per la presentazione delle liste.
Per tenere aperte le porte della democrazia.
Riccardo MagiSegretario di +Europa
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